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Un secolo di ospitalità al top

Un secolo di ospitalità al top

30-10-2017 | Stile e Cultura

Scritto da: Giancarlo Roversi

Pensare a un albergo come all’espressione di una mera attività commerciale, seppure in una delle branche più nobili e strategiche del comparto turistico, quella legata all’ospitalità, significa compiere un errore di prospettiva se non addirittura uno svilimento che rasenta la banalizzazione. Certamente si tratta di una realtà economica, anche di alto livello e comunque di forte valenza sociale, che però attraversa molti aspetti del percorso storico e degli stili di vita di una comunità e di un territorio con cospicue implicazioni di carattere culturale e d’immagine.

Un secolo di ospitalità al top | A century of excellence in hospitality

Rievocare il cammino di un albergo, specie di quelli di maggior prestigio, significa rivivere un capitolo non marginale della storia stessa di un luogo e percepire la sua proiezione esterna. Sono infatti poche le strutture che, al pari degli hotel, si identificano con l’ambiente in cui sono inseriti e operano, del quale riflettono gli umori civili e le tradizioni culturali per riversarle su quanti ne varcano la soglia col loro bagaglio di mentalità e costumi differenti.


Un albergo di eccellenza riverbera l’anima profonda di una città, non soltanto perchè è stato ed è teatro di risvolti storici e culturali pregnanti, ma soprattutto perchè costituisce l’impatto più immediato, il primo biglietto da visita per chi viene da fuori, specie per quanto riguarda l’accoglienza dei protagonisti della vita pubblica sulla scena internazionale, tutti straordinari moltiplicatori di opinione. Una sensazione piacevole vissuta durante il loro soggiorno in hotel si trasfigura, in una sorta di transfer psicologico, in un ricordo positivo che abbraccia l’intera scena ambientale e urbana che fa da sfondo.


Questa è certamente la funzione o, per dirla con un termine sulla cresta dell’onda, la mission più congeniale di un hotel: quella di fungere da carta di presentazione delle credenziali di una città e delle sue vibrazioni umane e vitali. Una vocazione «diplomatica» insostituibile, tagliata su misura per una realtà alberghiera come il Grand Hotel Majestic «già Baglioni» che aggiunge proprio quest’anno un secolo di vita al suo blasone, dove già campeggia la sua ubicazione privilegiata nel cuore pulsante della città in mezzo ai suoi fremiti più sottili e che vanta anche l’inestimabile cornice di un antico edificio ricco di valori storici e artistici le cui vicende affondano le radici nell’humus della civiltà romana.

Il Grand Hotel Majestic «già Baglioni» è uno dei simboli di Bologna per l’immagine di signorilità che fin dalla sua fondazione ha trasmesso e continua a trasmettere a migliaia di ospiti italiani e stranieri, lasciando in ognuno una testimonianza indelebile delle tradizioni civili e dello spirito di accoglienza che da sempre contraddistingue la città. 

Fin da quando, a partire dal Medio Evo, ha spalancato le sue porte a una messe di giovani studenti affluiti sotto le Due Torri da ogni parte d’Europa per dissetarsi con la linfa del sapere distillata dai maestri della sua Università, l’Alma Mater Studiorum, la più antica del mondo.


Ma anche per appagarsi con altri piaceri più prosaici, ma non meno importanti, come quelli offerti dalla decantata cucina bolognese, tuttora fiore all’occhiello della città. E proprio dai primordi dell’università e dalla presenza di migliaia di giovani stranieri appartenenti a famiglie nobili o comunque benestanti, spesso accompagnati dai e dei loro «famigli», i valletti, prende avvio e si consolida lungo i secoli la tradizione alberghiera di Bologna e la vocazione all’accoglienza dei suoi «locandieri» e dei suoi abitanti, un’inclinazione ancora viva e vibrante.

Questi valori vengono quintessenziati nelle pagine che seguono in cui si dipana un brano di storia tangibile della città attraverso le vicende dell’albergo e delle costruzioni che l’hanno preceduto. Grazie alla presenza dei personaggi illustri di ogni Paese che hanno sostato al Baglioni, lasciando sull’Albo d’Onore una traccia palpabile del loro passaggio - spesso con dediche straordinariamente lusinghiere - rivivono i fasti del Baglioni che, a ben riflettere, diventano i fasti di Bologna stessa.

Soffermarsi sulle loro parole, sugli schizzi e sui disegni, con cui non di rado le hanno accompagnate, e osservare i volti dei protagonisti stagliati nelle fotografie d’antan fa rinverdire molti ricordi e sprigiona una ventata di freschezza, dando l’ineffabile impressione che il tempo si sia fermato.


Alla ricerca delle radici

Alla ricerca delle radici

Prima di ripercorrere lo straordinario cammino della secolare attività del Grand Hotel Majestic «già Baglioni» nella sua nobile sede di via Indipendenza è opportuno, per completezza del quadro storiografico, fare un passo indietro per andare a ritrovare le radici della sua primitiva presenza sotto le Due Torri. La sua storia, ma forse è il caso di dire la sua preistoria, prende infatti l’avvio nel cuore di Bologna nel 1891 in via Ugo Bassi all’angolo con via Oleari nell’antico Palazzo della Gabella (oggi sede della Banca di Roma), costruito nel 1574-1577 su disegno di Domenico Tibaldi. Fra le sue mura, era attivo già attorno alla metà dell’Ottocento l’Albergo Italia gestito da due noti operatori alberghieri bolognesi, Ambrosoli e Nicola. Proprietario dell’edificio era il conte Mario Venturoli Mattei.

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