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Affacciati alle mura

Affacciati alle mura

30-10-2017 | Stile e Cultura

Scritto da: Giancarlo Roversi

Affacciati alle mura: arrivano i barbari

Quando la civiltà romana, sfibrata e logorata dal passare del tempo, cedette alle novità che avanzavano e la trasformavano, cioè quando le frontiere d’Italia non bastarono a contenere le invasioni e occupazioni di popoli barbarici e questi cominciarono a far parte del panorama umano e sociale della penisola, le città cercarono di difendere, in piccole isole cerchiate di mura, quanto era stato costruito in secoli di civiltà. La zona pur centrale che costeggiava il cardine massimo di via Indipendenza diventò bruscamente una periferia contigua alle mura: dobbiamo immaginare che lungo via Manzoni e via del Monte correva un muro alto quasi 4 metri di blocchi quadrangolari di selenite, impostandosi dove possibile sulle strade romane, che con la loro salda struttura formavano una base inimitabile. Solo la porta di San Pietro, lungo via Indipendenza, permetteva l’entrata e l’uscita verso nord e la pianura.

Affacciati alle mura

Il territorio fuori da questa imponente barriera fu lasciato alle incursioni e al saccheggio nemico e diventò ben presto «la città antica distrutta», la porzione di città romana ancora riconoscibile come tale, ma ormai ridotta a ruderi.

Non sappiamo quando esattamente venne innalzata la cerchia, spogliando i grandi edifici sacri o civili costruiti dai Romani dei comodi blocchi già tagliati e lavorati, ma certo molto presto, quando ancora le strade, come quella ritrovata sotto l’Hotel Baglioni, nello stesso senso di via Manzoni, erano ancora in buono stato, quando si preferì ritirarsi in uno spazio più ristretto e - come si dice - salvare il salvabile, forse nei primi secoli dell’era cristiana. Infatti la muraglia comprendeva al suo interno la cattedrale; e del resto la porta cittadina verso nord prese il nome proprio dal santo a cui la cattedrale era ed è intitolata, san Pietro, il primo protettore di Bologna.


Così piano piano ai grandi ed eleganti edifici pubblici si sostituirono le case private, alle vaste aree aperte per le cerimonie sacre o per le contrattazioni si sostituirono orti e cortili, riadattando alle nuove esigenze di sopravvivenza quanto ci si trovava sottomano della grande civiltà scomparsa.

Il Cristianesimo del resto aveva fatto lo stesso: aveva sovrapposto ai templi pagani le sue chiese, alle feste dedicate alle espressioni della natura, gli equinozi, i solstizi, le feste in cui si ricordavano le tappe della vita di Cristo e di Sua Madre. Insomma, tutto cambiò, ma in quella parte di città una espressione del grande impero romano al suo finire rimase evidente a lungo, la rocca imperiale che occupava e rinforzava l’importante angolo nord-ovest attorno a via Porta di Castello. 

Anche della rocca non conosciamo la data di costruzione, ma possiamo farcene un’idea notando che due imponenti arcate in pietra ancora visibili in una sala del Museo Medievale, che sono l’ultimo resto della rocca, sono misurate ancora in piedi romani e non ancora in piedi medievali bolognesi, usando mattoni romani di reimpiego. Un indizio che chi costruì quelle strutture ragionava ancora come un muratore e tagliapietre romano e aveva a disposizione in quantità materiale romano; al di sopra di questi solidi arconi fu costruita la torre dei Conoscenti, questa ormai pienamente medievale, ma forse non molto posteriore alla distruzione della rocca imperiale nel 1115.


Famiglie nobili

Famiglie nobili

Proprio di fronte all’isolato che diventerà prima il Seminario Arcivescovile e poi l’Hotel Baglioni sorse la cattedrale, il polo principale della devozione e liturgia cattolica, la sede del vescovo e dei canonici, la chiesa dove tutti i cristiani della città venivano battezzati. Il battistero, dedicato a san Giovanni Battista, infatti, occupava un tratto di strada proprio di fronte alla facciata della cattedrale, come in tante città, dove questa struttura indispensabile alla vita cristiana è ancora esistente: a Parma, a Firenze, a Pistoia. La cattedrale, del resto, era una piccola chiesa, che nel 1141 fu distrutta da un incendio e subito ricostruita in nuove forme romaniche.

Tesori nascosti

Tesori nascosti

Per tracciare la storia di un tratto di città così significativo come quello che ospita l’Hotel Baglioni bisogna risalire alle origini di tutta la città, alla colonia che i Romani fondarono più di 2.000 anni fa nello strategico margine dei colli che al centro della Pianura Padana si affaccia sui territori pianeggianti verso il Po. Certo sappiamo che le strutture edilizie della città di Bononia nel periodo precedente alla nascita di Cristo e all’avvento della forma di governo imperiale erano strutture modeste, in legno e laterizio più che in pietra.

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